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Benvenuto nel sito ufficiale del Comune di Taio - 07 Settembre 2010 - Visitatore N° 93504

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CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO
Su di uno sperone di roccia a valle dell’abitato storico di Dermulo sorge la vecchia chiesa non più aperta al culto dopo la costruzione, agli inizi degli anni cinquanta, di quella nuova in prossimità del bivio delle strade statali per Cles e Fondo. La chiesa è menzionata già nel quattrocento ma è senz’altro anteriore. La sua ricostruzione nella forma attuale è del 1677, come indicato dall’iscrizione di una lapide. E’ divisa in due piccole campate e sull’impianto romanico è stata costruita la volta gotica mentre il portale è di stile rinascimentale.
Il campaniletto di stile gotico è interno alla facciata della chiesa e il timpano inferiore costituisce l’atrio della stessa. Prima dell’ultimo restauro della chiesa si notavano tracce di antichi affreschi. Ha tre altari in legno intagliato e dorato. Quello principale è del 1616 ed è dedicato ai santi apostoli Filippo e Giacomo; quello di sinistra, del 1979, ha un’immagine dell’Immacolata mentre quello di destra ha una pala con l’immagine della Madonna e di S. Bartolomeo.
Nella sacrestia è conservata la tavola gotica rappresentante la Madonna tra S. Giustina e S. Cipriano proveniente dalla demolita chiesetta dell’Eremo di S. Giustina, restaurata nel 1935.

Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo - Dermulo


CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA GIUSTINA
La chiesa sorge al bivio della S.S. 43 per il Tonale e per la Mendola. E’ stata costruita nel 1954 in stile tradizionale con un portico sui lati est e nord e con un caratteristico campanile a lunga cuspide su disegno dell’arch. Efrem Ferrari.
All’interno una bella trova posto una bella tavola gotica del XV secolo sull’altare maggiore, proveniente dalla vecchia chiesa. Vi è inoltre un secondo altare dedicato a San Pio X, riformatore della musica sacra, alla cui promozione e diffusione ha contributo il conosciuto mons. Celestino Eccher (1892-1970) originario di Dermulo.

LA CHIESA DEL ROMITAGGIO DI SANTA GIUSTINA
Il romitaggio era posto poco più in alto del livello del Noce ai piedi di un’alta parete strapiombante. Vi si accedeva attraverso un ripido sentiero a tratti scavato nella viva roccia.
E’ menzionata negli atti visitali del 1537 ma è molto più antica.
L’eremo è stato abitato nei secoli da romiti che si dedicavano alla preghiera, al lavoro e alla manutenzione del romitorio fino al 1782. Dopo tale data l’eremo fu meta di processioni periodiche delle pievi vicine e di devozione popolare, ma pian piano è andato in rovina e oggi rimangono solo pochi ruderi a testimonianza di un’antica devozione.

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