CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO Su di uno sperone di roccia a valle dell’abitato storico di Dermulo sorge la vecchia
chiesa non più aperta al culto dopo la costruzione, agli inizi degli anni cinquanta, di quella
nuova in prossimità del bivio delle strade statali per Cles e Fondo. La chiesa è menzionata già
nel quattrocento ma è senz’altro anteriore. La sua ricostruzione nella forma attuale è del 1677,
come indicato dall’iscrizione di una lapide. E’ divisa in due piccole campate e sull’impianto
romanico è stata costruita la volta gotica mentre il portale è di stile rinascimentale.
Il campaniletto di stile gotico è interno alla facciata della chiesa e il timpano inferiore
costituisce l’atrio della stessa. Prima dell’ultimo restauro della chiesa si notavano tracce di
antichi affreschi. Ha tre altari in legno intagliato e dorato. Quello principale è del 1616 ed è
dedicato ai santi apostoli Filippo e Giacomo; quello di sinistra, del 1979, ha un’immagine
dell’Immacolata mentre quello di destra ha una pala con l’immagine della Madonna e di S. Bartolomeo.
Nella sacrestia è conservata la tavola gotica rappresentante la Madonna tra S. Giustina e
S. Cipriano proveniente dalla demolita chiesetta dell’Eremo di S. Giustina, restaurata nel 1935.
CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA GIUSTINA La chiesa sorge al bivio della S.S. 43 per il Tonale e per la Mendola.
E’ stata costruita nel 1954 in stile tradizionale con un portico sui lati est e nord e con
un caratteristico campanile a lunga cuspide su disegno dell’arch. Efrem Ferrari.
All’interno una bella trova posto una bella tavola gotica del XV secolo sull’altare
maggiore, proveniente dalla vecchia chiesa. Vi è inoltre un secondo altare dedicato a San Pio X,
riformatore della musica sacra, alla cui promozione e diffusione ha contributo il conosciuto mons.
Celestino Eccher (1892-1970) originario di Dermulo.
LA CHIESA DEL ROMITAGGIO DI SANTA GIUSTINA Il romitaggio era posto poco più in alto del livello del Noce ai piedi di un’alta parete
strapiombante. Vi si accedeva attraverso un ripido sentiero a tratti scavato nella viva roccia.
E’ menzionata negli atti visitali del 1537 ma è molto più antica.
L’eremo è stato abitato nei secoli da romiti che si dedicavano alla preghiera, al lavoro e
alla manutenzione del romitorio fino al 1782. Dopo tale data l’eremo fu meta di processioni
periodiche delle pievi vicine e di devozione popolare, ma pian piano è andato in rovina e oggi
rimangono solo pochi ruderi a testimonianza di un’antica devozione.