CHIESA ARCIPRETALE DI SAN VITTORE Una tradizione vuole che la chiesa di Taio fosse aggregata alla basilica di S. Vittore di Milano
e che il vescovo Ambrogio abbia mandato le reliquie di questo santo al vescovo di Trento,
Vigilio (V secolo).
La prima documentazione storica risale al 1276, anno in cui il vescovo Enrico III conferma i
privilegi della chiesa. Negli atti visitali del 1537 la chiesa risultava priva di ogni ornato e il
pievano Cosma de Mariani si giustificava col fatto che i parrocchiani avevano dovuto sopportare
ingenti spese per l’erezione del campanile.
Nei secoli successivi vengono aggiunti gli altari e la pala, rappresentante il martirio di
San Vittore dipinta da M. Lampi.
Nel 1845 la chiesa, angusta per l’aumentata popolazione e cadente, venne demolita e ricostruita
nella forma attuale mantenendo solo il coro. Venne consacrata nel 1850 dal ven. (ora beato)
Giovanni Neponuceno de Tschiderer. Contestualmente fu spostato fuori dell’abitato il cimitero
che la cingeva.
Ora ha tre altari. L’altare maggiore in marmi policromi e ciborio è del 1876, opera dello
Scanogatta di Rovereto. Quello a sinistra con quattro colonne di marmo fu fatto erigere nel 1703
dal parroco Valentino Chilovi, di cui riporta lo stemma nobiliare; quello a destra fu fatto erigere
nel 1684 da Giuovanni Panizza.
La pala raffigura un angelo che libera un’anima dal purgatorio e reca lo stemma nobiliare.
Sul lato sinistro del presbiterio c’è la pala del 1755 raffigurante il martirio di
S. Vittore dipinta da Mattia Lampi.
IL CAMPANILE La struttura massiccia del campanile si erge di poco staccata dalla chiesa di San Vittore.
E’ a pianta quadrata (lato di ml. 7.35 e ml.6.85, rispettivamente alla base e all’altezza della
cella campanaria). La notevole altezza (ml. 43.30 alla sommità della croce) è resa meno evidente
dalle massicce dimensioni trasversali, dai sottili marcapiani e dalle ampie monofore della cella
campanaria.
Lo spessore dei muri varia fra 1.60 ml. alla base e 1 ml. all’altezza delle monofore.
Il tetto ha la copertura in scandole di larice.
La costruzione può essere datata secondo le piccole lapidi poste a diverse altezze sulla
facciata ovest dell’edificio. La prima, a circa 2.50 ml. dal suolo, reca la data MCXXVI; la seconda,
a ml. 16.50, il 1531 mentre la terza, su di una pietra dell’orologio porta la scritta ‘164’, di
cui l’ultima cifra risulta ormai illeggibile.
La porta sopraelevata (ma ancora visibile), le strette feritoie e la forma massiccia fanno
pensare che il campanile, oltre alla funzione religiosa, avesse anche quelle civiche e di difesa.
CHIESA DI SANTA MARIA La chiesa come giunta fino a noi è frutto di numerosi rifacimenti. La parte più antica
risale di sicuro al secolo XII ma il primo documento scritto è del 1255. Nel 1500 fu ampliata e
venne aggiunto il controsoffitto in stile gotico. La facciata presenta un interessante portale in
stile romanico in pietra viva e al vertice un campaniletto costruito, con ogni probabilità, in
occasione dell’ampliamento cinquecentesco della chiesa. Molto interessante è la facciata a mezzodì
che presenta, ancora visibili, tracce di affreschi databili all’inizio del sec. XIV raffiguranti
la Madonna seduta ed incoronata e di lato, una testa di uomo. Il portale è di tipo romanico
sormontato da una lunetta in pietra ornata di un Ecce tomo. Sul lato nord è da notare l’architrave
cinquecentesca di un’antica finestra, ora murata, finemente lavorata con gli stemmi dei Tono e dei
Roccabruna. L’interno è a una navata illuminata da finestre rettangolari: ha tre altari in legno
riccamente scolpiti e dorati dedicati alla Madonna del Rosario, all’Assunta e alla Madonna
e San Sebastiano.