La predaia (il suo nome deriva dal dialetto "pradaia" = prato) è
un vasto altipiano ondulato, disteso fra le nette incisioni torrentizie del Toc e della Rodeza, a quote
varianti fra i 1200 e 1500 m.s.l.m.
Si tratta di un'ampia radura dove i censiti di Taio, Tres, Vervò, Sfruz, Smarano e Coredo
hanno, da secoli, i prati da sfalcio in proprietà.
Nella spettacolarità del mosso incedere dell'altipiano, orlato dal bosco, prospettato sulla Valle
e sul gruppo di Brenta, (verso quindi occidente), si notano le impronte del carsismo come del
resto avviene in tutta la catena delle Alpi Anauni che divede la Val di Non dalla Val d'Adige
(formazioni stratificate di calcari e dolomie inclinate secondo il pendio).
Le due uniche sorgenti del Bus de Spin e presso la Baita Predaia erano ben note ai contadini.
Sull'altipiano sorgono alcune strutture turistiche tra cui piste di sci attrezzate.
Leggenda del mitico lago della predaia:
Alla predaia un pastore scorse una pecora sparire improvvisamente nel lago. Le altre bestie
seguirono l'esempio della sfortunata compagna facendosi inghiottire dall'acqua vorace.
Il pastore gettò con rabbia la sua verga nel lago maledicendolo. E l'acqua agitata dalla caduta
del bastone, rispose gorgogliando: "Andrò a Taio e Taina a far pan e farina!".
Subito il lago si prosciugò e a Taio, dove l'acqua scarseggiava, zampillarono alla Roggia, dalle
spaccature della montagna fiotti d'acqua perenne.
" ...a far pan e farina!" aveva detto l'acqua della Predaia: infatti lungo la Roggia
sorsero con gli anni parecchi mulini e officine. Oggi l'acqua della Roggia alimenta
l'acquedotto di Taio, mentre i vari mulini presenti sotto il paese sono purtroppo solo nella
memoria dei più anziani.
La leggenda è legata alla scarsità d'acqua ed al carsismo della Predaia.